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Un racconto estemporaneo

Giulia Traversetti l’aveva detto a sua madre fin da quando era stata in grado di parlare: “Da grande voglio fare la scrittrice!”. Aveva chiesto alle maestre dell’asilo di insegnarle a leggere, perché doveva avvantaggiarsi, ricevendo in cambio occhiate strane e promesse non mantenute.
Si limitava dunque a fare cerchietti e astine sul suo quaderno a quadretti, insoddisfatta e arrabbiata, senza comunque smettere di chiacchierare. Succedeva spesso che gli altri bambini le si avvicinassero quando iniziava a raccontare storie e spesso neanche le maestre erano in grado di rompere l’incantesimo. Giulia sapeva di mentire, parlando della sua fattoria vicino al lago o degli amichetti con cui condivideva passeggiate a cavallo, ma nessuno sembrava rendersene conto, per cui lasciava che le sue parole fluissero indisturbate, così come le venivano in mente.
Non smise mai: quando finalmente imparò a leggere, gli unici momenti in cui restava il silenzio erano quelli che trascorreva con un libro in mano, per la gioia dei suoi genitori prima, dei suoi coinquilini poi, di suo marito ora. 
Nonostante questo, non scriveva nessuna delle storie che aveva in mente, finché un bel giorno suo marito, francamente stanco di sentirla chiacchierare a più non posso, non le ricordò quale fosse il suo sogno. 
“Perché, finalmente, non lo scrivi questo libro?”.
Giulia si rese conto che il momento era arrivato: non riusciva a trovare un lavoro decente, per cui tra un curriculum e l’altro aveva tempo per dedicarsi a una storia vera e propria, pagina dopo pagina. In sei mesi aveva finito. Suo marito, le amiche, il suo professore del liceo, tutti quelli che lo leggevano erano concordi nel dire che fosse un romanzo stupendo. 
A forza di leggere come se non ci fosse un domani, Giulia sapeva perfettamente quali editori avrebbero potuto pubblicare la sua storia, per cui scrisse a ognuno una lettera di presentazione dettagliata, preparò il materiale e lo inviò.
Passò un anno, ma dalle trentacinque case editrici che aveva contattato, nessuna risposta.
Provò anche, timidamente, a chiamarne qualcuna, anche se sapeva benissimo che la sua posizione non sarebbe che peggiorata, ma le risposero tutti, gentilmente ma fermamente, che se non aveva ricevuto nessuna proposta significava che non erano interessati.
Giulia passò qualche serata sconfortata e si sfogò con suo marito, lamentandosi di aver solo perso tempo. Lui la rassicurò: “Se vali, sono convinto che prima o poi qualcuno lo noterà!”.
Qualche giorno dopo, mentre aspettava il suo turno dal dentista, Giulia lesse un articolo che parlava di uno scrittore che aveva pubblicato i suoi libri da solo e no, non si trattava di editoria a pagamento. Com’era possibile?
Tornò a casa quasi trafelata, si mise al computer e cominciò a indagare. 
Il suo ennesimo contratto di lavoro era appena scaduto e le avevano detto chiaro e tondo che alle donne della sua età non lo rinnovavano mai, “sei anche sposata, non vogliamo rischiare che possa andare in maternità. Non è cattiveria, lo capisci, no? Per noi è un rischio troppo grande!”. 
Per non pensarci, si era buttata nello studio: aveva imparato guardando video americani come funzionava questa storia dell’autopubblicazione, si era fatta fare una revisione da un professionista, “che bel libro! Ma hai pensato a mandarlo a qualche editore?” le aveva detto, aveva pagato un grafico per una bella copertina, e dopo qualche tempo aveva raggiunto il suo obiettivo.
Quando il corriere era arrivato, quella mattina, non stava più nella pelle. Sì era realizzato un sogno: teneva tra le mani le pagine che aveva scritto proprio lei!
Provò a portarlo alle librerie, ma non lo volevano.
“Poi resta lì a prendere polvere, non li compra nessuno i libri sconosciuti”.
Provò a organizzare qualche presentazione, ma i locali chiedevano soldi che lei non poteva permettersi di spendere per ritrovarsi, magari, con la sala vuota.
Provò a pubblicizzarsi su Internet e ricevette le prime recensioni positive, che le riempirono il cuore di gioia. Forse era quella la strada giusta?
Capì che poteva inviare il libro ai blog per farsi conoscere, ma sulla maggior parte dei siti campeggiava la scritta “non recensiamo autori autopubblicati” oppure “no agli emergenti”.
Molti amici che le avevano promesso di leggere il suo libro per poi diffonderlo e passare la parola lo lasciarono impolverare in fondo alla libreria e non seppe mai cosa ne pensassero.
Dopo due anni, aveva venduto pochissime copie e ricevuto pochissimi riscontri, nonostante avesse cercato di non perdere neanche un’occasione. Smise quasi completamente di scrivere e, quando lo faceva, lo teneva per sé.
Visse comunque una vita piena, trovò finalmente un lavoro, ebbe dei figli e fu felice perché, anche se solo per un attimo, il suo sogno l’aveva realizzato.
Cinque anni dopo la sua morte, Valentina stava spulciando in un mercatino dell’usato quando trovò un volume dal titolo insolito, lo sfogliò e lo prese per pochi soldi. Lo portò a casa e passò la notte a leggerlo. Il giorno dopo raccontó quel libro nel suo blog con un tono talmente entusiasta che tanti lettori iniziarono, all’improvviso, ad acquistarlo online. 
La figlia di Giulia se ne accorse solo qualche tempo dopo, quando ricevette la chiamata da un importante editore di cui addirittura lei, che non leggeva mai, conosceva il nome.
Le chiedevano di poter acquistare i diritti del libro.
Non ci pensò un attimo, sapendo che sua madre ne sarebbe stata orgogliosa. 
Fu così che, pochi mesi dopo, moltissime librerie esposero quel libro sconosciuto, che sconosciuto ora non era più.

[ continua…? ]

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