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M x E

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Matteo per Eva è l’amore più grande.
Ma cos’è Eva per Matteo?
Lei crede di essere lo stesso, ma la notte di Capodanno lui la lascia all’improvviso, gettandola nella più cupa disperazione e con la voglia di riconquistarlo a ogni costo.
Col tempo però, scoprirà che non è tutto come sembra.
Né nel presente, né nel passato.


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“Ma gli olandesi non se ne vanno mai?” sbottai entrando in cucina, rivolta a Cristina, che continuò nel suo lavoro, apparentemente ignorandomi.

Stava preparando la colazione per la mattina dopo, la solita crostata che avrebbe annoiato chiunque, ma le veniva così bene che nessuno aveva mai avuto il coraggio di proporre un’innovazione o una modifica al menu mattutino.

Certo, c’erano molte altre cose che il buffet dell’Agriturismo “Le Ginestre” offriva ai suoi ospiti, ma il capolavoro di Cristina immancabilmente spariva al termine dell’orario consentito per la colazione.

Stavolta l’intenso odore della marmellata di fragole mi aveva accolto all’ingresso, ma lo ignorai, lasciandomi invece travolgere dall’ansia di dover uscire di lì prima possibile.

Erano già le otto e in teoria, se fossi riuscita a tornare a casa, avrei dovuto già trovare Matteo ad attendermi.

La cena era prevista per le nove, avrei voluto lavarmi i capelli e prepararmi con un minimo di calma, ma sarebbe stato impossibile.

Cristina aveva appena acceso il forno, mentre sul fornello bolliva già l’acqua per la pasta della cena.

Tutto regolare.

Uscii di nuovo nel salone, dove i signori Hendriks sorseggiavano l’ennesimo prosecco. Mi chiesi chi dei due dovesse guidare lungo le stradine di breccia che separavano il bed & breakfast dalla civiltà e nessuna delle opzioni mi tranquillizzò abbastanza.

“Eva!” mi apostrofò la signora, con un sorriso immenso che si espanse in un attimo sulle guance già paonazze.

“Sì, eccomi!” gridai, un’ottava sopra al mio tono naturale, sperando di nascondere una leggera isteria.

“Volevo salutarvi perché me ne sto andando a casa” dissi, mangiandomi quasi le parole e stringendo la mano di entrambi, prima che potessero reagire e bloccarmi.

“Ooooh” mi rispose lei, facendo appassire in un attimo le labbra in un broncio da bambina insoddisfatta.

Mi guardò fissa per un attimo, credo tentando di formulare una frase in italiano corretto, ma la fretta la indusse a rinunciare, e si lanciò in una pioggia di parole in inglese pregandomi di restare almeno con loro per un aperitivo, perché ero così carina, gentile, disponibile, eccetera eccetera.

La sera precedente, con le stesse moine, eravamo restati a bere fino a ben oltre le dieci. Molto cortesemente mi scusai e spiegai che avevo una cena con mio marito ed ero già in ritardo.

Non avrei dovuto dirlo.

La signora Hendriks riemerse dalla sua momentanea tristezza, congratulandosi con me perché non sapeva che fossi sposata; credendo di non essere vista, mi guardò le mani, in cerca della fede che non avevo, poi mi chiese se avessi con me qualche foto delle nozze, perché sicuramente ero stata una sposa bellissima ed era terribilmente curiosa di vedermi.

Ci mancava solo l’olandesina romantica in fissa con le spose.

Finsi di aver dimenticato il cellulare e di non avere neanche una foto di Matteo nel portafoglio, piuttosto che ammettere di non essere sposata. Una discussione sulle differenze tra matrimonio e convivenza al momento era quello che mi mancava per tornare a casa verso mezzanotte. Non ne avevo nessuna intenzione e con tutta la delicatezza che riuscii a formulare, salutai in fretta, promettendo di esserci per colazione la mattina successiva.

Passando di corsa davanti alla porta della cucina per riprendere la borsa e il cappotto dove li avevo lasciati, urlai a Cristina che me ne stavo andando, e non attesi neanche la risposta.

I miei suoceri erano sicuramente già al ristorante.

Ovvio.

Scopri la musica di sottofondo che ti accompagna nella lettura… 

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