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Mi accorsi subito che qualcosa era cambiato. Eppure, all’epoca, non ero poi così sveglia. Lo capii dal tono della sua voce, dalla cortesia della domanda, o già allo squillo del telefono? Non ricordo, ma una sensazione insolita mi spinse ad alzarmi di scatto per raggiungere il suo ufficio. Non che ci volesse molto: era agosto, l’azienda mezza vuota e il mio stage iniziato da troppo poco tempo perché mi fossero concesse ferie. Bussai prima di entrare e attesi il permesso. In quella stanza enorme e luminosa, la sua figura riusciva comunque ad apparire imponente. Me ne ero innamorata come una folgorazione, il giorno del colloquio, solo stringendogli la mano e ascoltando, lettera dopo lettera, il suo “piacere mio” sussurrato guardandomi dritta negli occhi. Nessuna esitazione lui, un rossore imbarazzato io. A metà dei sei mesi previsti dal mio contratto, non riuscivo a smettere di pensarci, anche se sapevo benissimo che era sposato, padre, e i miei sensi di colpa mi impedissero anche solo di fantasticare su di lui. Quindi non avrei mai immaginato, neanche nel più audace dei sogni, che si avvicinasse e, senza dire una parola, mi baciasse. Mi ritrovai stretta nel suo abbraccio senza reagire, sconvolta, estasiata. Il mio senso di colpa evaporò quando iniziai a ricambiare quel bacio con tutta la passione che avevo alimentato in silenzio fino ad allora. Non te l’aspettavi, immagino. Avrai letto mille racconti d’amore, soprattutto se sei una donna. Ti immagino con il tuo plaid addosso, sdraiata sul divano con il lettore di e-book in mano. Oppure sei già in spiaggia sotto l’ombrellone, e hai appena scattato un selfie con il libro, per far vedere a tutti quanto sei colta mentre leggi pur essendo in vacanza. Benvenuta nella storia di Elena. Non mi chiamo così, è chiaro. Non ti dirò il mio vero nome, per ovvi motivi, ma non credo che questo ti impedirà di goderti il resto del racconto.

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