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Olga è convinta che sia andato tutto secondo i piani, quando invita a cena gli amici di un tempo; non li vede da anni, ma può immaginare Eleonora sposata con l’amore della sua vita e Christian in giro per il mondo a spendere il denaro di famiglia, circondato da donne adoranti e dedito solo al divertimento. Eleonora però, sorprenderà tutti, rivelando qualcosa che nessuno di loro si aspetta, e tutto cambierà per sempre.

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Olga lascia cadere la cenere sul pavimento, senza preoccuparsi di sporcarlo.
Ci penserà dopo, quando questo piccolo peccato avrà esaurito il suo piacere effimero.
L’ultimo respiro, l’odore profondo del fumo, non lo sentiva da tempo, non così vicino.
La sigaretta scivola lentamente dalle sue dita, posandosi nel suo letto di cenere, insieme alle altre. Era l’ultima.
Olga si sorprende di averne già fumate cinque.
Forse sono un paio d’ore che è uscita sul terrazzo, portando con sé il suo piccolo tesoro.
Ha atteso tutta la sera, ha spazzato la cucina con cura quasi maniacale, dopo cena.
Poi ha infilato il piumino nero e ha messo la sciarpa. Ha aperto il cassetto, la scatolina bianca era lì ad aspettarla.
Ha socchiuso la porta finestra, quanto basta per sgusciare fuori, e si è seduta, rimirando ciò che ha in mano, come se fosse una pietra preziosa.
Sono passati degli anni. Tre, forse quattro. Dai tempi dell’università.
Ha sfilato lentamente la striscetta dorata e poi la plastica trasparente; con calma tra le sue dita e le sue labbra sono passate tutte e cinque, fino a quella che ora è appena scesa giù, sulle mattonelle di pietra.
Olga la fissa. Ora non le rimane più nulla da fare.
È finita l’attesa.
È per questo che ha smesso di fumare. Non sopporta che tutto finisca così presto, quasi prima di cominciare.
Due ore di sigarette e fa freddo, ma non ha ancora voglia di rientrare.
Tutto quel fumo che si è dissolto nel gelo di stanotte le ha ricordato il cortile dell’Università e loro tre che, anche con venti centimetri di neve, non si sarebbero mai fatti mancare l’appuntamento.
Non li ha più visti.
Sono già passati tre anni. E mezzo, da quando ha pagato le ultime tasse.
Non ha mai rimpianto la scelta di lasciare gli studi, nemmeno adesso che è disoccupata.
Ma in queste ore ha pensato molto a quei due, le è piaciuto ricordarli.
Ora vorrebbe anche rivederli.
“Chissà se ho ancora i loro numeri…”
Si alza a fatica, le gambe sono intirizzite dal freddo, la gonna troppo corta le ha lasciate scoperte.
Chiude la porta-finestra, mentre il calore del suo piccolo salone diventa un piacevole regalo.
Uno sguardo involontario oltre il vetro le ricorda che la sua trasgressione ha lasciato delle tracce: dovrebbe cancellarle, ma per ora, il solo pensiero di uscire fuori al freddo la fa tremare.
Si toglie il piumino e lo butta sul divano.
La sciarpa no, il corpo è ancora freddo, vuole ambientarsi lentamente.
Entra quasi correndo nella stanza: sulla libreria c’è una serie di agende, numerate per anno.
Doveva essere il 2001.
Sfila il volume rilegato in verde e lo appoggia sulla scrivania.
Sa che ogni pagina è una storia: ricordi concatenati si avvicendano nella sua mente, al solo sfiorare le pagine del vecchio diario.
2001, l’anno in cui ha lasciato andare l’università, per lavorare alla profumeria.
Olga cerca la rubrica, nelle ultime pagine, quelle listate di azzurro.
E trova i numeri, le due serie di cifre, le chiavi per chiamare i suoi amici.
Christian.
Eleonora.
E in quest’ordine, decide di inviare loro un messaggio.
Anche se è così tardi, potranno leggerlo magari domani.
Il testo è identico, spedito due volte:
Ehi, vi ricordate ancora di me? Visto che nessuno di voi si decide a farlo, vi invito a cena da me, sabato 20 alle 20. Facile, no? Fate in modo di esserci. Gala.

Scopri la musica di sottofondo che ti accompagna nella lettura… 

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