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Non avevo mai desiderato nulla con tanta intensità.
Anche quella sera, passando davanti alla vetrina, mi fermai a osservarle: un paio di scarpe rosse, altissime, lucide, spudorate. Immaginavo di indossarle ovunque, catalizzare gli sguardi, sentire su di me gli occhi e i commenti della gente: non c’era limite alla mia fantasia, a chi sarei potuta diventare indossandole. Gli altri continuavano a passarmi alle spalle, distratti, di fretta, parlando, mangiando, urlando o inchiodati al telefono, mentre io ero incatenata al mio desiderio.
Non avrei mai potuto comprarle, prima, lui non me l’avrebbe mai permesso, ma adesso era il mio momento.
Entrai nel negozio e le acquistai senza provarle, finendo tutti i soldi che avevo: un piacere fugace, l’unico di tutta la mia vita.
La commessa mi riconobbe subito, troppe volte mi aveva già visto lì davanti, e mi sorrise.
“Vorrei indossarle subito” le dissi, bloccandola mentre le infilava con cura nella scatola.
“Ti capisco, sono davvero bellissime” rispose, condiscendente, e me le allungò sopra al bancone.
Lasciai scivolare a terra la borsa e tolsi gli scarponi che indossavo.
Non mi ero accorta che fossero macchiati di sangue, non avevo prestato attenzione; ma non aveva più importanza. Volevo solo godermi quell’attimo, calzare le mie scarpette rosse e uscire di lì, per il tempo che mi restava.
Dopo un momento di estasi, alzai gli occhi e mi accorsi che l’orrore aveva sostituito il sorriso cordiale della ragazza: aveva notato lo stato delle mie vecchie scarpe e, probabilmente, dei miei vestiti.
Non disse nulla.
Mi alzai in piedi, sentendomi quella che avrei sempre voluto essere, e corsi via, uscendo dal negozio e incamminandomi lungo il marciapiede, abbandonando tutto il resto.
Non sapevo quanto sarebbe durato il mio cammino e quando la mia libertà sarebbe stata di nuovo recisa, ma avevo appena realizzato il mio più grande sogno.

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